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Post-War Cohort, Baby Boomers, Generazione X, Echo Boomers, Generazione Y, Millennial: dal secondo dopoguerra ai giorni nostri abbiamo continuato a coniare nuovi termini per definire le varie generazioni. Ma è così semplice definire un’epoca? Come si affibbia un’etichetta che possa rappresentare lo spirito del tempo presente? E quante definizioni sono riuscite veramente a cogliere lo zeitgeist emozionale?

L’intero sistema mass mediatico si interroga ogni giorno su cosa voglia la Generazione Y senza accorgersi che a spingere per trovare la propria voce sia, molto probabilmente, la stagione successiva. E se all’inizio del 2017 il passaggio di consegne fra Generazione Y e Z è in pieno svolgimento, cosa ci aspetta alla fine dell’alfabeto? Per codificare il problema è importante partire da chi siano queste generazioni e cosa vogliano. O meglio: chi siamo e cosa vorremo?

DALLA Y ALLA Z

La Generazione Y (il cui nome deriva dalla generazione precedente, la X) comprende persone nate durante gli anni ’80 fino al 1995, con costante accesso alla tecnologia fino dalla gioventù, per questo chiamati anche Generazione Internet o Millennial.  Per Generazione Z (conosciuta anche come Post Millennial, iGeneration o Hoeland) si intende invece quelli nati dal ’95 al 2010La Generazione Z conta il 25% della popolazione degli Stati Uniti e si prevede che per il 2020 conterà per 1/3 della popolazione. I Millenial sono cresciuti nell’apparente pace e prosperità degli anni ’90, bruscamente interrotta dal crollo delle Torri Gemelle e dai crack finanziari del 2000 e 2008, che ha fortemente cambiato la loro visione del mondo. Come accaduto durante la Grande Depressione degli anni ’20 e ’30 la rottura sociale ed emotiva degli eventi ha profondamente modificato la visione ideale della Generazione Y, tanto che anche Alex Williams del The New York Times non esita a definire i Millennial come «una storia di innocenza perduta».

La Generazione Z invece, non ha mai avuto il lusso di crescere in un diorama sicuro di pace socio-economica, divenendo più pragmatica e impegnata, con l’obiettivo di cambiare la realtà circostante. La Homeland Generation differisce in diversi aspetti dai Millennial, essendo profondamente diversificata anche al suo interno. Alcuni tratti comuni, però, si possono delineare in Tecnologia, Privacy, Pragmatismo e Globalità. Non avendo mai vissuto in un mondo senza smartphone o social media sono ancor più inseriti in una quotidianità digitale sempre più veloce e frenetica. Dan Schwabel, partner di Millennial Branding, lo spiega così«ripetiamo ai nostri partner pubblicitari che se non comunicano con cinque parole e un’immagine non riusciranno a raggiungere questa generazione».

CHI SONO I POST MILLENNIAL

A differenza della Generazione Y, la Generazione Z è meno interessata a condividere la propria vita sui social. È consapevole, infatti, delle controindicazioni che ogni giorno spuntano riguardo alla privacy online: preferiscono, allora, piattaforme come Secret e Snapchat, dove la condivisione è a tempo. Sono abituati alla diversità culturale, vista come pietra angolare della Z Culture, essendo nati in piena presidenza Obama, con matrimoni dello stesso sesso e con il desiderio di progresso sociale. Secondo Dan Keldsen, autore del libro The Gen Z Effect, la Generazione Z formerà il futuro del lavoro attraverso quattro passaggi: ambiente di lavoro più coeso, adozione del mondo come fonte di informazione da trasferire in know-how, cambiando le tradizioni per arrivare a grandi risultati e negazione dell’iperconnettività, così da non dover essere stantemente online. Al netto di una migliore capacità di multi-tasking c’è il rischio però che la generazione Z abbia un tasso di attenzione più basso a causa della velocità con cui processano le informazioni (con app come Snapchat, per esempio).

CONCLUSIONI

In sintesi, l’analisi di diversi studiosi e giornalisti ha portato alla conclusione che la generazione che si sta formando avrà aspettative più alte dei Millennial, venendo da un periodo di recessione. Richiederà una comunicazione fast food, più veloce e visuale, e brillerà per visione globale. In tutto ciò la funzione delle piattaforme social sarà sempre ugualmente importante, soprattutto per testimoniare e cristallizzare l’azione in divenire, ribadendo l’importanza dell’atto reale come affermazione interattiva. Ma al netto di queste considerazioni, in una società liquida e post tutto è ancora sensato cercare di racchiudere bolle di individui nati negli stessi anni in gruppi con gli stessi gusti, aspirazioni, paure e strumenti? Non sarebbe più corretto esaminare le generazioni nello stesso modo in cui vivono, e cioè attraverso agglomerati sparsi in ogni quartiere di ogni città del mondo, ognuno con le sue peculiarità e desideri, accomunati da un veicolo di unità comune come il social network? Vista la velocità con cui si accumulano informazioni e mutano generazioni il quesito che bisogna chiedersi è quanto ci vorrà prima che la Generazione Z sia sostituta. E chi verrà dopo di lei?

Probabilmente, si cambierà alfabeto.


EYL
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EYL

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